Generazioni Granata – Pasta da capitano

SÌ, questione di p.
Non quelle che Miha dice di volere e invece gli rimproverano di non avere.
No. P come pasta, pasta da capitano.
Quella che ha dimostrato di avere Belotti e che più di una volta, non ce ne voglia, non ha dimostrato di possedere (perlomeno per adesso), il giovane Benassi. Ha tempo, si farà. Ma per adesso no.
La pasta (frolla) è l’ingrediente base per avere un’ottima crostata; la pasta (di cemento) è la base per una resistente costruzione o (sempre di cemento, ma un altro tipo) una duratura otturazione dal dentista.
E la roba buona o ce l’hai o non ce l’hai, ed è poi difficile costruirsela.
Non so cosa pensiate, ma abbiamo trovato insopportabile che, prima dell’inizio della partita, il nostro capitano stringesse la mano ad avversari e arbitro con i guanti, senza fare il gesto di levarli; ad un collega, ad un amico, ad un uomo la mano si stringe a “mani nude”; è questione di educazione, di maturità, di intelligenza (non ce ne vuole troppa); e questo (mancato) gesto completa le dichiarazioni imbarazzanti che recentemente ha rilasciato in conferenza stampa (“non è vero che abbiamo fatto apposta a non cercare la respinta sul rigore di Falqué, è che non ci abbiamo pensato”; “non capiamo i cali dei secondi tempi, in settimana abbiamo parlato con qualcuno per caricarci”).
L’altra pasta è quella di Belotti che, appena ha indossato la fascia, l’ha doppiamente onorata e aggiungo triplamente onorata con le sue dichiarazioni finali di gratitudine verso la maglia granata.
Martin (355 presenze tra il 1918 e il 1935), Mazzola, Ferrini, Claudio Sala, Zaccarelli, Cravero, Glik, Bianchi… C’è altro, ci sono altri da aggiungere?
Un appello quindi a chi ha le mani in pasta per la decisione. Prima del 4 maggio cambiate di fascia il capitano, almeno per quella giornata. Belotti e Moretti rappresenterebbero l’eredità dei grandi, lo specchio del nostro desiderio e noi non rischieremo di sentire nominare il nome degli Invincibili magari masticando ingenuamente una cicca di gomma.

GG

Generazioni Granata – Non c’è trippa per galli



(Commento più o meno imparziale dopo il derby)
1: Juve più forte, più squadra, singoli più forti.
2: Rugani era da espellere, senza se e senza ma (nuove regole arbitrali: il giocatore va espulso se blocca una chiara azione da goal. Infatti. Il Gallo lanciato in corsa solitaria verso la porta è arma nucleare anche per un portiere “con i baffi”; chiedere ad Handanovic).
3: Rigore per la Juve? Mille volte no (lo svizzero ha cercato lo scontro, doveva essere più “franco”).
4: la Giuve ha animali di razza, il Toro ha un Gallo, una Gallina e ieri un po’ di polli…
5: il Toro in azione 3 contro 2 sbaglia, la Juve 1 contro 2 segna.
6: Higuain si fa un baffo del difensore e segna, Ljajic fa la barba al palo (la prossima volta se la tagli…).
7: Belotti ha la tartaruga, Gonzalo ha la “trippa”; ma è lui a cucinarci.
8: alla TV gli juventini hanno la faccia da juventuni (Buffon a parte), i granata da granata. Banalità ma verità.
9: Belotti non è Graziani né Riva né Vieri: è tutti e tre insieme ed è anche un po’ Pat Sala e un po’ Pecci, per come strappa la palla agli avversari a centrocampo. 100 milioni sono pochi. Tra 1 anno parlerà inglese meglio di Hart…
Tirando le somme: Juve attacco e difesa da 8×2, Toro attacco da 8, difesa da 8 diviso 2.
Il 3-1 è stato qui.
Kaammoonnn, appuntamento a Venaria.

 Generazioni Granata



Generazioni Granata – Vorrei ma non sforzo



No, non è una parafrasi della più nota canzone dell’estate e neppure la pubblicità di un lassativo.
Facciamo finta di essere nella testa del nostro più giovane e talentuoso centrocampista ex atalantino, recentemente rimproverato dal nostro mister per scarso impegno.
Vorrei ma non sforzo è una riflessione sulla più affascinante sfida che un uomo può darsi: il tentativo di migliorarsi. Terrore per i pigri, miele per i guerrieri vogliosi.
A proposito, ricordate il best seller “Karate Kid” e avete recentemente visto al cinema “Kung fu panda 3”? Sono un inno all’allenamento per cercare di migliorarsi; filosofia cinese alla portata di tutti; e a basso prezzo.
Guardando indietro la storia granata, si narra che Pulici, a fine allenamento, calciasse mille volte la palla contro il muro per migliorare il suo sinistro. Zaccarelli si reinventò nel ruolo di libero negli ultimi anni della carriera (era circa il 1985)  per continuare ad eccellere negli anni. Walter Schachner (al Toro 1983-1986) imparò a correre più piano per non inciampare sul pallone (scherzo…). L’argentino Pato Hernandez (al Toro 1985-’86) limitò la sua “dribblingmania” per essere a disposizione della squadra (ricordate il pallonetto sotto la traversa deviato con una mano da Sabino Nela a Tancredi battuto e il rigore immediatamente dopo sbagliato?-12/02/1984-).
Nel recente suddetto cartone animato il maestro cinese di arti marziali Shifu dice al giovane panda Po, predestinato campione: “Se non vuoi rimanere quello che sei devi imparare a fare quello che non sai ancora fare”.
E allora ragazzo nostro numero 8 granata, lavora sulla grinta come Pulici lavorava sul sinistro (non era un panda ma l’aveva capito); “metti la cera e leva la cera” e credi nelle tue grandi capacità, tira fuori i neuroni (non quelli che dice il tuo mister…) e, tranquillo, non rischi di farti male, hai classe da vendere.
“La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare” cantava Jovanotti. E allora, nostro giovane numero 8 granata, impara a volare, accendi i motori, decolla e aiutaci a riprenderci un volo per l’Europa.
GG